Gavino Ledda, il pastore poeta che sfidò il patriarcato

Gavino Ledda, il pastore poeta che sfidò il patriarcato

Gavino Ledda il pastore poeta che sfido il patriarcato

Oggi più che mai, il patriarcato è un argomento che viene trattato quotidianamente dai media. Nell’ era dei grandi cambiamenti sociali, in cui soprattutto la famiglia ha subito grandi trasformazioni, ancora resistono alcuni stereotipi, in cui il potere sia nella sfera pubblica, che in quella privata, è delegato in modo esclusivo all’ uomo. Per comprendere questa concezione arcaica dei ruoli, bisogna tuttavia fare un passo indietro di oltre cinquant’ anni, specialmente in quelle zone rurali del nostro Paese, in cui il patriarcato era una prassi consolidata e dalle basi granitiche. 

Lo scrittore sardo Gavino Ledda, si può considerare l’ eccezione vivente a questa “regola.  Egli è nato a Siligo, un piccolo paese in provincia di Sassari il 30 dicembre del 1938, da una famiglia di pastori. Lui stesso ha praticato questo duro mestiere, impostogli dai suoi genitori. Solo con il raggiungimento della maggiore età e dopo il servizio militare, conseguì la licenza elementare. 

Questo fu solo l’ inizio di un riscatto personale che lo portò ad avvicinarsi sempre di più al mondo della cultura. Dopo la maturità, si laureò in Lettere all’ Università di Roma nel 1970, con un’ interessante tesi in glottologia.

 Oggi, Gavino Ledda è considerato uno dei maggiori studiosi del dialetto sardo. La notorietà, però, arrivò solo nel 1975, con il romanzo autobiografico “ Padre padrone”, un vero e proprio best seller, tradotto in quaranta lingue e vincitore del Premio Viareggio.  Nel libro, l’ autore traccia uno spaccato preciso della sua infanzia povera, vissuta in una terra aspra, senza orizzonti, con tutte le implicazioni che ne derivano, dal punto di vista pratico, specialmente per un adolescente analfabeta. In seguito al grande successo del romanzo, nel 1977 i fratelli Taviani ne fecero un film, che vinse la Palma d’ oro e il primo  premio della critica internazionale “Fédération internationale de la presse cinématographique”.

Nello stesso anno, fu nominato assistente della cattedra di Filologia moderna all’ Università degli Studi di Cagliari. 

Egli si può considerare uno dei maggiori studiosi del patrimonio etnografico della sua Sardegna. Una terra meravigliosa per l’ unicità del suo territorio e per le diversità linguistiche, in essa, ancora fortemente presenti. 

Lo scrittore, vive ancora oggi nel piccolo paese dove è nato 86 anni fa.  

È stato protagonista e testimone degli scontri generazionali tra un modello di società patriarcale, contadina e pastorale ed un altro che avanzava attraverso la modernità e l’emancipazione.  I suoi scritti sono la fotografia di un mondo rurale che nella sua terra ancora resiste, con qualche testimonianza sparsa dalle montagne al mare,  anche se il suo destino è tristemente segnato dall’ avvento della modernità. 

Della sua produzione letteraria vanno ricordati: 

Le canne amiche del mare, disegni di Sirio Midolini, Firenze, Manzuoli, (racconto) 1978. Aurum tellus, Milano, Scheiwiller, 1991. (poesie)I cimenti dell’agnello. Novelliere gaìnico, Milano, Scheiwiller, 1995. ISBN 88-7644-212-X; Milano, Rizzoli, 2000. (racconti e poesie) e così quattracque natura. Florilegio per un viatico poetico, Milano, Vanni Scheiwiller, 1998. Padre padrone e Recanto, Milano, Rizzoli, 1998. Istoròrra: Su occhidórzu, in aa. vv., Cartas de logu. Scrittori sardi allo specchio, a cura di Giulio Angioni, Cagliari, CUEC, 2007. Lingua di falce, La suonata dei bruchi, Sassari, Delfino, 2008.

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