In questo clima di becero revisionismo storico, in cui s’inneggiano le guerre e la corsa al riarmo europeo, è doveroso ricordare donne e uomini che con la loro arte, hanno lottato ed attraversato gli orrori e le devastazioni dei due conflitti bellici del secolo scorso.
Dai milioni di morti della guerra di trincea, fino all’occupazione nazista, alle leggi razziali ed ai campi di sterminio liberati dall’ armata rossa, l’esercito sovietico che sul Fronte Orientale sconfisse la maggior parte delle forze della Wehrmacht nazista, pagando un prezzo altissimo con 27 milioni di morti.
Queste pagine di Storia scritte con il sangue, a distanza di ottant’anni sembrano essere state dimenticate dai paesi europei, che hanno censurato artisti, direttori d’ orchestra, ballerine, intellettuali e scienziati di origini russe, a causa della guerra in Ucraina, ma inspiegabilmente non facendo altrettanto con lo stato di Israele, responsabile del genocidio del popolo palestinese nella striscia di Gaza.
Un testimone illustre di quei drammatici avvenimenti del primo Novecento fu il pittore russo di origini ebree Marc Chagall, il cui vero nome era Mark Zacharovič Šagal, nato il 6 luglio del 1887 a Lëzna, in Bielorussia. A prima vista la sua pittura mostra forti analogie con il Surrealismo, una delle maggiori Avanguardie Artistiche del secolo scorso. Un’analisi più approfondita dei suoi dipinti, rivela, però, uno stile unico.
La sua pittura “sognante” è un viaggio in una dimensione fiabesca, in cui gli aspetti della vita come l’amore, i sentimenti, la formazione chassidica, la musica e i ricordi della sua terra d’origine, sono gli elementi determinanti. Le sue figure fluttuano nel cielo con una leggerezza spaziale, tenendosi per mano ed evocando la forza dei sentimenti come quelli per sua moglie Bella, sua musa ispiratrice.
Tra le opere più conosciute del pittore, vanno ricordate: “Io e il villaggio” del 1911, opera in cui emergono forti i ricordi della sua terra nativa e della sua formazione ebraica, interpretati in chiave cubista. Seguono poi, “La passeggiata”, realizzata tra il 1917 e il 1918 e considerata l’opera più famosa dell’Artista; un inno all’ amore e alla purezza dei sentimenti, in cui egli si ritrae in una stanza, tenendo per mano sua moglie Bella che fluttua leggera e felice nel cielo, “Sopra la città” del 1918, “Il violinista celeste” del 1919, “La casa blu” del 1917-20, “La sposa dai due volti” del 1927, “Villaggio russo” del 1929, “La fidanzata dal volto blu” del 1932 e “Nudo sopra Vicebsk” del 1933.
A queste, si aggiungono una svariata serie di dipinti esposti nei maggiori musei del Mondo ed alcuni cicli di opere monumentali che l’Artista realizzò a partire dagli anni ’30 fino agli anni ’60, considerati autentici capolavori pubblici, come le decorazioni della grande cupola dell’Opéra Garnier di Parigi e le famose dodici vetrate policrome di Hadassah, della sinagoga dell’ospedale di Gerusalemme.
Un altro migliaio di opere, comprendenti oltre ai dipinti anche ceramiche e sculture, si trovano al “Musée National Marc Chagall” di Nizza.
La Francia fu la seconda patria del pittore, che si trasferì definitivamente a Parigi nel quartiere di Montparnasse intorno al 1910, anno in cui iniziarono a diffondersi le prime importanti Avanguardie come il Futurismo, il Cubismo, il Surrealismo e la Metafisica, che videro in Parigi la capitale della cultura europea ed il terreno ideale per la nascita di nuove correnti artistiche, portate avanti da giovani pittori di talento come Amedeo Modigliani e da quelli di fama già affermata come Henri Matisse e Maurice de Vlaminck, che diedero un contributo importante per la nascita del movimento Fauves.
Marc Chagall, tuttavia, anche guardando con interesse i nuovi cambiamenti che l’Art Nouveau aveva portato in Europa, restò sempre fedele al suo modo di fare arte. La sua pittura è una fiaba illustrata, un mondo costruito in una dimensione parallela alla realtà, da cui provengono personaggi e cose.
La sua vita fu legata ai valori autentici come l’amore, la fratellanza, la religione, il ripudio della guerra e ad ogni forma di sopraffazione.
Con la morte della sua amata moglie Bella Rosenfeld, avvenuta improvvisamente a New York il 2 settembre del 1944, Chagall cadde in una profonda depressione che lo allontanò per un lungo periodo dalla pittura.
I coniugi si erano trasferiti in America agli inizi della Seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista della Francia.
Solo l’amore dell’unica figlia Ida, riuscì a salvarlo dall’oblio, facendolo ricominciare a dipingere. Fu lei stessa, insieme al marito, che salvò centinaia di opere del padre rimaste a Parigi, imbarcandole su quei pochi piroscafi che attraversavano rischiosamente l’Atlantico alla volta degli Stati Uniti.
Grazie a lei, nacquero in America, in Francia e nel resto d’Europa, importanti Fondazioni e Musei che fecero conoscere le opere di Marc Chagall in tutto il Mondo.
Ritornato in Francia alla fine della guerra, morì il 28 marzo del 1985 nella sua casa di Saint-Paul de Vence in Provenza, dopo quasi un secolo di vita dedicato interamente all’arte.
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