Domenico Gargiulo, in arte Micco Spadaro è stato uno dei maggiori paesaggisti del Barocco italiano. Questa caratteristica gli fece guadagnare l’appellativo di “fotografo” del Barocco napoletano, da parte degli studiosi che nel corso del Novecento, focalizzarono la loro attenzione sulla riproduzione minuziosa dei personaggi e dei luoghi dipinti dall’Artista.
Nato a Napoli presumibilmente tra il 1609 e il 1612 (ancora oggi non si conosce la data certa di nascita) è stato uno dei maggiori interpreti degli avvenimenti drammatici che colpirono la città, come il terremoto del 1631, la rivolta di Masaniello del 1647 e la grande epidemia di peste del 1656. Nonostante questi catastrofici eventi e la grande crisi sociale ed economica che attraversò Napoli durante il vicereame borbonico, l’ambiente artistico e culturale partenopeo fu molto fervente, privilegiando soprattutto l’Arte, le Scienze, la Filosofia. La figura di Micco Spadaro si formò in questa dimensione di profondo rinnovamento, iniziato da Caravaggio e portato avanti durante tutto il Seicento da artisti di straordinarie capacità, come Guido Reni, Luca Giordano, Mattia Preti e Francesco Solimena, solo per citarne alcuni.
Fu allievo di Aniello Falcone, dimostrando già da giovanissimo il suo grande talento e la predilezione per il disegno dal vero. La sua pittura fu un continuo perseguire la rappresentazione della realtà, riprodotta attraverso lo studio meticoloso di ogni particolare, sia dei luoghi che dei personaggi presenti nelle opere. Un esempio è il grande dipinto dedicato all’insurrezione del popolo contro il re, “La rivolta di Masaniello”, realizzato dall’ Artista nel 1647 ed esposto alla Certosa di San Martino.
Un altro capolavoro che Micco Spadaro dedicò ad una delle piazze più antiche del Regno di Napoliè “Piazza Mercato”. L’opera fu dipinta intorno al 1656 ed oggi fa parte del patrimonio di Casa Ducal de Medinaceli, importante fondazione filantropica spagnola che custodisce i beni appartenuti alla famiglia Borbone. Essa riproduce fedelmente l’antica piazza Angioina, in una tipica giornata dedita ai commerci ed alle attività svolte dai sudditi, durante un giorno lavorativo qualsiasi.
L’abilità tecnica nel ricostruire ogni dettaglio di uomini e cose, emerge con particolare forza anche nell’opera dedicata al cataclisma che colpì Napoli il 15 Dicembre 1631. La tela esposta al Museo di San Martino raffigura il popolo in processione che invoca all’indomani del sisma il Santo Patrono, affinché questi salvi la città dalla forza delle catastrofi naturali, quasi un monito che ricorda quello che Plinio il Vecchio fece ai pompeiani prima dell’eruzione del 79 D.C..
Lo stile di Micco Spadaro è un connubio perfetto tra realismo e teatralità barocca, espressi attraverso composizioni di grande impatto scenico e coloristico. L’insieme di elementi monumentali e la molteplicità dei personaggi rappresentati, contribuiscono alla creazione di atmosfere visive coinvolgenti per l’osservatore.
Con la sua pittura ha dato un contributo determinante a tutta l’arte barocca italiana, elevando in modo particolare la scuola pittorica napoletana al rango di quelle più prestigiose, presenti in Europa nel XVII secolo. morì a Napoli nel 1675, lasciando alla città una serie di capolavori che rappresentano attraverso le immagini, la cronistoria di un’epoca.
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