Aversa – Ad Aversa e nei comuni dell’agro aversano, la recente partecipazione pubblica di don Michele Mottola – sacerdote già condannato in via definitiva per abusi sessuali su una minore – alle celebrazioni ufficiali della diocesi ha suscitato un’ondata di reazioni, dando vita a una protesta civica che travalica i confini ecclesiastici e alimenta un dibattito pubblico intenso e partecipato.
Nei giorni successivi agli eventi, tra cui processioni e funzioni con la partecipazione di bambini e fedeli, è stata lanciata una petizione online che in poche ore ha raccolto centinaia di firme. L’iniziativa, promossa dall’avvocato Sergio Cavaliere – voce critica da anni sul tema degli abusi nella Chiesa locale – mette in discussione l’opportunità della presenza del sacerdote in contesti di alto profilo e chiede, in modo esplicito, che il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, valuti un passo indietro.
Secondo il testo della raccolta firme, la comunità merita trasparenza, chiarezza e scelte inequivocabili. I promotori non negano il principio del perdono, ma sottolineano che esso non possa trasformarsi in una normalizzazione pubblica percepita come contraddittoria rispetto alla tutela delle vittime e alla cultura della sicurezza. Una citazione evangelica, richiamata nella petizione, diventa simbolo della distanza tra i valori proclamati e le scelte concrete.
Il sacerdote, come noto, fu arrestato e condannato anni fa per abusi su una bambina. Nel corso del processo ammise i fatti, chiedendo perdono alla vittima, alla sua famiglia e a Dio. La Curia ha chiarito che la presenza di don Mottola in alcuni eventi è avvenuta “in via del tutto eccezionale”, nell’ambito di un percorso di penitenza e redenzione, con restrizioni che ne limitano l’esercizio del ministero e la partecipazione ordinaria a eventi pubblici.
Nonostante la precisazione della diocesi, le critiche non si sono placate. Tra le questioni sollevate vi sono la natura e l’entità delle misure ecclesiastiche adottate, le modalità di vigilanza sul sacerdote e la percezione di eventuali sostegni non documentati. Una delle argomentazioni più ricorrenti è che la partecipazione di un sacerdote condannato per abusi, soprattutto in contesti frequentati da minori, rappresenti una contraddizione insanabile rispetto alla fiducia collettiva e alla tutela delle vittime.
Sul fronte istituzionale, le prese di posizione dei sindaci hanno mostrato equilibrio e responsabilità. Il sindaco di Aversa, Franco Matacena, ha richiamato l’attenzione sulla protezione dei più vulnerabili e sull’importanza di un dialogo rispettoso tra istituzioni religiose e comunità, sottolineando la centralità della coesione sociale e della sicurezza collettiva. Il sindaco di Gricignano, Vittorio Lettieri, ha ricordato come la fede e il perdono siano valori profondi, ma che essi non possono mai superare l’obbligo di tutela di chi ha subito traumi, conferendo al dibattito un taglio di concretezza e responsabilità istituzionale.
Altri rappresentanti della società civile hanno osservato che il tema non è la negazione del perdono, ma la gestione consapevole delle scelte pubbliche e il messaggio collettivo che esse veicolano. La petizione online continua a circolare, segno di un disagio che reclama azioni concrete e decisioni chiare, in grado di restituire fiducia a famiglie e cittadini.
La vicenda, al di là delle questioni giuridiche e canoniche, ha aperto un confronto profondo sul rapporto tra giustizia, responsabilità istituzionale e percezione pubblica, e resta destinata a stimolare ulteriori reazioni dentro e fuori le comunità locali.




