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Napoli – Entra nel vivo il Laboratorio di Produzione Audiovisive, cinematografiche e teatrali che, ideato e diretto dal Prof. Francesco Giordano, arricchisce l’offerta formativa del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università “L’Orientale” di Napoli.

I giovani studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con chi il cinema lo studia e lo analizza criticamente come Giuseppe Borrone, storico e critico del cinema nonché autore del “Dizionario del nuovo cinema napoletano”, catalogo di ben 500 film recensiti di 200 autori, tra cui i fratelli Francesco e Maurizio Giordano, presenti con il premiato “Le Stanze aperte”, in piena consonanza quindi con la mission del Laboratorio del docente Giordano di promuovere non solo il cinema tout court  ma anche la cultura cinematografica. Al centro dell’incontro il cinema e le sue criticità, soprattutto le sue fosche prospettive a causa di una contrazione del numero degli spettatori destinata a proseguire, complici l’obbligo di indossare la mascherina, prorogato fino al 15 giugno, e i timori legati a una possibile escalation del conflitto in Ucraina che scoraggiano gli appassionati dall’affollare le sale cinematografiche. 

Ma l’arte resiste e prova a reinventarsi, nonostante le difficoltà di produttori ed esercenti. Se già le sale ante covid attraversavano una crisi dovuta allo spostarsi degli interessi e dei numeri sulle piattaforme streaming, ora le difficoltà sono aumentate, ma la certezza è che alla sala e alla sua magia  non è possibile, né auspicabile rinunciare e di certo si dovrà tutelare l’esperienza del cinema in sala dalla crescita esponenziale del web, con cui è tenuto a confrontarsi nella consapevolezza di essere pur sempre altro. Al termine della  conversazione, ricca di interessanti spunti e che ha abbracciato ogni aspetto dell’universo cinematografico, dai Festival, quali canale alternativo della distribuzione, al loro essere, in virtù delle loro potenzialità nel trasformare un film in un evento, l’unica àncora di salvezza cui aggrapparsi per sottrarre la Settima Arte al suo triste destino, gli studenti presenti in aula si sono cimentati, chi nelle vesti di cameraman,  chi  in quelle di giornalista nella video-intervista al Prof. Giuseppe Borrone.  Secondo un’acuta osservazione di Richard Feynman, Premio Nobel per la Fisica nel 1965 per il suo fondamentale contributo allo sviluppo dell’elettrodinamica quantistica, “bisogna innamorarsi di una teoria scientifica e, come per una donna, questo è possibile solo se non la si capisce completamente”: ebbene, anche di un film ci si innamora proprio perché, paradossalmente, non lo si comprende fino in fondo; in altri termini, un film ci cattura  davvero solo quando ci trasmette anche la sensazione di non averne colto tutti i significati, di non aver recepito tutto ciò che, come insegnava Mino Argentieri, “il film vuole dirci” invogliandoci, pertanto, a vederlo e rivederlo afferrandone ogni volta una sfumatura, un particolare, un elemento non individuati in precedenza. Insomma, quando l’arte imita la vita.

Del resto, proprio le persone che, nonostante i nostri erculei sforzi, ci “sfuggono” sempre proprio perché riluttanti a farsi ingabbiare in un’immagine eternamente immutabile sono quelle che ci intrigano fino al punto, talvolta, di farci perdere la testa. Ancora una volta, dunque, si conferma la connotazione fortemente esperienziale del Laboratorio del Prof. Giordano, il quale, anche regista e montatore, oltre che docente, struttura, anzi “monta”, il calendario laboratoriale degli incontri in maniera tale che la fase dell’apprendimento vada sempre di pari passo con le masterclass delle varie figure professionali che “fanno cinema” o lo studiano e  lo valutano  criticamente come in una sorta di “montaggio parallelo”. Ragione per la quale per gli studenti che lo frequentano il Laboratorio del Prof. Giordano, giunto al giro di boa, è come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump: non riescono, infatti, neanche a immaginare quello che ogni appuntamento ha in serbo per loro essendo ogni lezione, incontro, workshop esperienze sempre diverse le une dalle altre e proprio per questo fortemente stimolanti e altamente formative.