Dopo mesi di negoziati, grazie a una straordinaria disponibilità mostrata della Grecia, si accantona l’esperienza di SOPHIA e si passa a IRINI (Pace, in greco), la nuova missione aeronavale della politica estera e di sicurezza comune europea, in partenza ad aprile 2020.
Il suo obiettivo è controllare l’applicazione dell’embargo ONU sulle armi dirette alle fazioni in lotta nella guerra civile in Libia, contribuendo alla sua pacificazione, a differenza di Sophia che aveva come compito principale la lotta ai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo centrale.
Uno dei punti chiave dell’accordo, voluto dall’Italia, è proprio che i migranti salvati dalla flotta europea saranno condotti nei porti greci, a meno che un altro Stato membro non decida volontariamente di effettuare gli sbarchi sul suo territorio .
Finiscono gli sbarchi in Italia, approdo unico di Sophia, nonostante il comando della missione rimarra a Roma, nella sede dell’attuale EunavforMed presso la caserma “Francesco Baracca”.
Perché la Grecia, già in difficoltà dopo l’apertura delle frontiere turche decretata da Erdogan, ha accettato un ruolo così delicato, facendosi carico di altri rifugiati?
Non basta la spiegazione dell’indennizzo finanziario dall’Europa, che pagherà le spese legate agli sbarchi e ai migranti, né che il peso specifico di Atene sui tavoli europei sarà maggiore. I motivi sono maggiormente militari, la Grecia voleva una flotta Ue davanti alle sue acque, un modo per controllare i movimenti dello storico nemico turco nella parte orientale del Mediterraneo.
In sintesi, IRINI prevede:
– navi militari con una copertura aerea, satellitare e di droni;
– lo spostamento delle azioni a Est rispetto a Sophia, non più nel Canale di Sicilia, ma nelle acque tra Egitto e Creta, con una particolare attenzione alla Cirenaica, nel tentativo di bloccare l’afflusso di armi verso il maresciallo Khalifa Haftar;
– non prevede il salvataggio dei migranti, ma, in conformità con il diritto internazionale, l’obbligo di salvataggio in caso di incrocio di barconi con a bordo persone che rischiano la vita. E’ stata, però, inserita una clausola che prevede il ritiro delle navi, nel caso diventassero un pull factor, un fattore di attrazione per i trafficanti di esseri umani, rischio attribuito anche alla missione Sophia e alle navi delle ong ma, a ben vedere, mai dimostrato.
La missione Sophia era stata paralizzata l’anno scorso dal ministro dell’interno italiano che, pur di non far sbarcare i migranti salvati, impose il rientro della flotta, proprio durante l’escalation militare tra le fazioni libiche, facendo trovare l’Unione completamente assente nel Mediterraneo e, in particolare, in Libia.
IRINI ha un altro elemento di novità, la possibilità di allargare il monitoraggio alle frontiere terrestri della Libia, con personale UE a terra. È stato impossibile finora e probabilmente lo sarà anche in futuro. Infatti, quest’eventualità sarà tale solo se richiesta dalle autorità locali libiche, cosa poco plausibile, dato che il maresciallo Haftar e il premier Serraj, i due capi che si contendono il territorio, difficilmente troveranno un accordo in tal senso.
Nonostante questo evidente elemento critico, l’Europa sembra aver ritrovato un minimo di coesione e per un anno, durata del mandato di Irini, tornerà ad operare nel Mediterraneo.
Giovanni D’Errico
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