Lusciano – Appena un mese fa, avevamo raccontato quello che, a nostro avviso, rappresentava il clamoroso fallimento delle politiche giovanili in provincia di Caserta attraverso il progetto “Giovani in Comune”. Un dato, più di tutti, ci aveva colpito: nessun Comune della provincia era rientrato nel finanziamento regionale.
Da quell’articolo si è aperto un grande dibattito. Abbiamo ricevuto telefonate, messaggi e interventi da parte di diversi rappresentanti istituzionali. È passato un mese, cambia la piazza, ma il tema sembra essere sempre lo stesso: le politiche giovanili rischiano troppo spesso di diventare strumenti di partecipazione solo sulla carta, mentre nella realtà vengono percepite come spazi nei quali fare politica, distribuire posizioni e coinvolgere soprattutto chi è già vicino ai circuiti amministrativi.
Questa volta siamo a Lusciano.
E parliamo di un Comune che, per caratteristiche e dimensioni, è profondamente vissuto dai giovani. Un territorio nel quale negli anni sono nate associazioni, realtà sportive, culturali e sociali. Non siamo, insomma, davanti a un paese nel quale i giovani non ci sono o non hanno voglia di fare.
Il Comune ha annunciato le elezioni del Forum. Sulla carta è una buona notizia: creare uno spazio istituzionale nel quale le nuove generazioni possano partecipare alla vita amministrativa, avanzare proposte e confrontarsi con le istituzioni è esattamente ciò che dovrebbe fare una politica giovanile seria.
Fin qui, nulla da dire.
Il problema arriva quando si guarda a come questa partecipazione viene costruita.
Una sola lista, nessuna possibilità di presentare più liste e quindi nessun vero confronto elettorale tra gruppi, idee e visioni differenti. Un unico elenco di candidati che, di fatto, rischiano di essere tutti eletti senza una reale competizione.
Attenzione: non stiamo dicendo che il regolamento sia illegittimo. Anzi, per quanto abbiamo avuto modo di verificare, sembrerebbe essere conforme al kit regionale previsto per i Forum dei Giovani. E questo va riconosciuto. Ci sono Comuni che non rispettano determinati requisiti e che, proprio per questo, rischiano di non poter accedere ai finanziamenti regionali. A Lusciano, almeno sotto questo punto di vista sembra essere stato fatto un lavoro corretto.
Ma il rispetto formale delle regole da solo, non basta.
Perché una politica giovanile non si misura soltanto sulla conformità di un regolamento. Si misura soprattutto sulla capacità di coinvolgere davvero i giovani.
Ed è qui che arriva il dato che più ci fa riflettere.
Secondo quanto ci è stato riferito, inizialmente sarebbero stati molti di più i ragazzi intenzionati a mettersi in gioco. Poi però, una parte di loro avrebbe deciso di fare un passo indietro. E tra le ragioni che circolano ci sarebbe proprio la percezione di trovarsi davanti a un organismo già fortemente caratterizzato politicamente.
Alla fine i candidati sarebbero soltanto nove a fronte di una popolazione di circa 15mila abitanti. E tra questi, secondo le informazioni raccolte, ci sarebbero anche tre familiari diretti di consiglieri di maggioranza. È assolutamente legittimo che un giovane si candidi anche se è figlio o parente di un amministratore. Non è questo il problema e non sarebbe corretto trasformare una parentela in una colpa.
Il punto però, è la percezione che si crea. Quando un organismo nasce per rappresentare tutti i giovani e allo stesso tempo, al suo interno ci sono anche persone direttamente legate agli amministratori in carica, è inevitabile che qualcuno possa chiedersi quanto quello spazio sia realmente autonomo e aperto a tutti.
E allora la domanda che ci poniamo è molto semplice: gli amministratori si sono chiesti perché da una disponibilità iniziale che sarebbe stata molto più ampia, si sia arrivati soltanto a nove candidature?
Perché tanti ragazzi che sembravano intenzionati a scendere in campo hanno cambiato idea?
Perché chi non ha una tessera, un cognome conosciuto o una relazione politica dovrebbe sentirsi realmente rappresentato?
E soprattutto, perché un ragazzo dovrebbe investire tempo, energie e idee in un organismo se percepisce che la partita sia già sostanzialmente decisa?
Queste sono le domande che ci poniamo da giovani che vivono questi territori.
Perché il problema non è il Forum dei Giovani. Il problema è quando il Forum dei Giovani viene percepito come qualcos’altro: un organismo nato per dare voce alle nuove generazioni che agli occhi di molti, rischia di diventare una stampella dell’amministrazione di turno.
E allora bisogna dirlo con chiarezza: i Forum dei Giovani non possono diventare una palestra per fare politica attraverso i giovani, né un luogo nel quale distribuire visibilità, posizioni o riconoscimenti agli amici degli amici. C’è una differenza enorme tra fare politica con i giovani e fare politica dei giovani.
La prima è partecipazione. La seconda rischia di diventare occupazione degli spazi.
Ed è proprio questo il paradosso. Continuiamo a dire che i giovani non partecipano, che non hanno interesse per la politica, che sono disinteressati alla vita pubblica. Poi quando qualcuno prova realmente a partecipare, rischia di trovarsi davanti a meccanismi che lo fanno sentire ospite e non protagonista.
E no, non significa necessariamente che quei ragazzi abbiano paura. Perché già immaginiamo la risposta: “Ti abbiamo dato la possibilità di candidarti e non l’hai fatto. Allora hai paura”. No.
A volte un giovane semplicemente decide che non vale la pena entrare in un meccanismo nel quale non si riconosce. Può scegliere di non partecipare perché non vuole fare una battaglia che percepisce già condizionata, non perché non abbia il coraggio di farla.
E questa differenza dovrebbe essere compresa.
I giovani non sono stupidi.
Se percepiscono che una partita è già scritta, possono semplicemente scegliere di non scendere in campo.
Non perché non abbiano voglia di fare.
Ma perché non hanno voglia di fare finta.
E allora quei nove candidati dovrebbero far riflettere più di qualsiasi slogan sulla partecipazione giovanile.
Perché un Forum dei Giovani dovrebbe essere libero, contendibile, plurale. Dovrebbe essere aperto al ragazzo che vuole impegnarsi per la propria città senza dover dimostrare prima di conoscere qualcuno.
Dovrebbe essere il luogo nel quale la politica entra dalla porta di servizio per ascoltare i giovani, non quello nel quale entra dalla porta principale per scegliere chi dovrebbe rappresentarli.
Altrimenti rischiamo di creare l’ennesimo organismo chiamato “dei giovani”, ma costruito secondo logiche “vecchie”.
Un Forum dei Giovani gestito dai vecchi schemi.
E forse è proprio questo il problema: non è che i giovani non vogliono partecipare. È che prima di chiedere loro di partecipare, bisognerebbe dimostrare che ne vale davvero la pena.

A confermare la necessità di porsi questa domanda è anche Luciano Vasta, ex consigliere comunale e nella precedente amministrazione, promotore dell’iniziativa del Forum dei Giovani.
«Sono dispiaciuto. È un’occasione sprecata: il Forum avrebbe dovuto dare ai giovani la possibilità di esprimersi davvero. Ringrazio chi nell’amministrazione si è impegnato per realizzarlo, ma forse bisognava chiedersi prima perché così tanti giovani non abbiano aderito. Io una risposta me la sono data. Spero che se la diano anche loro».
Una frase che, al netto delle posizioni politiche, centra esattamente il punto: prima di chiedere ai giovani perché non partecipano, forse bisognerebbe chiedersi perché hanno scelto di non farlo.
Da questo giornale continueremo a raccontare queste vicende. Contrasto Tv è prima di tutto, una realtà fatta da giovani e rivolta a una generazione che troppo spesso viene raccontata dagli altri, ma raramente ascoltata davvero.
I numeri ci dicono che siamo tra le realtà editoriali più seguite proprio da questa fascia d’età. Per noi non è soltanto un dato: è una responsabilità.
Continueremo quindi a raccontare ciò che accade nei nostri territori, soprattutto quando si parla di giovani, partecipazione e spazi di rappresentanza.
Perché i giovani non hanno bisogno di essere messi in vetrina.
Hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di partecipare davvero.
E quando questo non accade, noi saremo lì a raccontarlo.
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